DAL CONSERVATORIO
DI ARTI E MESTIERI
ALL' IMPERIALE E REGIO ISTITUTO TECNICO TOSCANO
(1809-1859)
L'Istituto Tecnico per geometri di
Firenze, attualmente intitolato a G. Salvemini, deriva
dall'Istituto Tecnico Toscano, fondato nel 1853 dal Granduca
Leopoldo Il e aperto all'insegnamento nel 1857.
La nascita di tale istituto ebbe come fondamento il rinnovamento
culturale e lo sviluppo economico-sociale realizzati in Toscana a
partire dalla seconda metà del '700. Espressione dell'epoca,
ricca di ambizioni intellettuali, sociali e politiche,
furono le Accademie, che operarono in modo continuo e concreto
per il superamento dei limiti regionalistici della cultura
toscana: i loro soci e ispiratori, borghesi, esponenti
dell'aristocrazía, religiosi, furono scienziati, professionisti,
uomini d'affari che riuscirono a mettersi in contatto con i progressi
scientifici ed economici non solo d'Italia ma dell'intera Europa.
Nelle Accademie e nell'Università di Pisa si formarono quei
ministri, funzionari e tecnici esperti, che ritroviamo come
collaboratori dell'azione di governo di Pietro Leopoldo, il quale
proseguì con convinzione la politica di rinnovamento dello Stato
per mezzo di una serie coerente ed organica di riforme (libertà
di commercio, limitazione della manomorta, abolizione delle
corporazioni, chiarimento del patto mezzadrile, rinnovamento
dell'amministrazione lccale, progetto di costituzione, ecc.).
Tuttavía la struttura socio-economica della Toscana non subì
variazioni di rilievo. In particolare nel settore agricolo,
nonostante il tentativo di migliorare le condizioni dei
contadini, il sistema di conduzione dell'azienda restò quasi
esclusivamente ancorato alla tradizionale mezzadria. I
proprietari terrieri, appartenenti al patriziato cittadino e in
minor misura al ceto borghese, se pur interessati allo sviluppo
delle tecniche agricole, furono sostanzialmente incapaci di
compiere o, comunque, di favorire « una trasformazione
capitalistica dell'agricoltura, paragonabile a quella che allora
si stava iniziando in gran parte della Lombardia ».
Dopo il periodo della dominazione francese, tornati i Lorena nel
Granducato di Toscana, si riprese il dibattito per il
rinnovamento del sistema di conduzione agrario nella sede
prestigiosa dell'Accademia dei Georgofili. Assieme a quello della
mezzadria, l'Accademia affrontò i temi della ristabilita
libertà di commercio, del credito, della modernizzazione
dell'agricoltura e dell'istruzione agraria, confermandosi «
luogo di notevole scambio culturale e di messa a punto di idee,
strumenti, programmi di azione economica »; e svolse una
funzione determinante di « aggiornamento, di circolazione di
idee ed esperienze internazionali e di stimolo alle innovazioní
produttive » . Il dibattito si allargò quando i riflessi della
rivoluzione industriale si diffusero anche nell'Italia centrale.
« Le industrie fecero in Toscana alcuni progressi degni di
nota..., ma non tali da modificare la struttura economica del
paese » : esse rimasero modeste anche per la politica leopoldina
orientata ad un liberismo favorevole all'agricoltura e ai
proprietari terrieri e carente di iniziative tendenti a
proteggere adeguatamente le fabbriche locali di fronte alla
concorrenza estera.
Già nel tardo Settecento, tuttavia, la crisi delle manifatture,
l'evidenza del ritardo dello sviluppo economico toscano, Ia
dimensione europea che le Accademie avevano dato al dibattito
sull'economia e sulla cultura, imposero una nuova attenzione al
problema dell'istruzione tecnica. Quando nel 1784 Pietro
Leopoldo, riformando, l'antica Accademia di Disegno, le assegna,
con il nome di Accademia di Belle Arti, scopi essenzialmente
didattici, e vi associa una , « compagnia di artigiani affinchè
dai reciproci studi risultasse il perfezionamento delle toscane
manifatture » , si mette in evidenza, anche se solo con
un'iniziativa secondaria e marginale, questo nodo di questioni, e
si pongono le premesse per quel Conservatorio di Arti e Mestieri
che, durante la dominazione francese, rappresentò il nucleo da
cui si svilupperà l'Istituto Tecnico Toscano.
Il decreto del 16 ottobre 1809, con il quale il Prefetto del
Dipartimento dell'Arno ordinò l'istituzione del Conservatorio di
Arti e Mestieri nell'Accademía di Belle Arti, non fu un
provvedimento isolato, ma ebbe un seguito negli anni successivi
con gli interventi che portarono all'arricchimento ed alla
crescita dell'Accademia con l'Istituto Musicale, la Scuola di
declamazione e arte teatrale, la galleria di opere antiche e la
biblioteca.
Il 7 luglio 1811, il Gonfaloniere di Firenze ed il Presidente
dell'Accademia di Belle Arti inaugurarono il Conservatorio
esponendone le finalità'; il 5 settembre 1812 iniziarono
ufficialmente i corsi, ma solo l'anno successivo vennero aperte
al pubblico le nuove scuole, restando ancora da risolvere
notevoli problemi organizzativi. Infatti nel 1813 vi fu la
necessità di provvedere all'aggiornamento dei regolamenti che
riconobbero le tre scuole come classi dell'Accademia: la prima di
« Arti del disegno », la seconda di « Arte musicale e
drammatica » e la terza di « Arti e manifatture » . In breve
tempo l'Accademia di Belle Arti aveva talmente ampliato il campo
delle proprie attività che la sede di S. Matteo in Piazza S.
Marco, assegnatale da Pietro Leopoldo, non fu più in grado di
soddisfare tutte le esigenze delle varie classi; venne quindi
occupato l'ex convento di S. Caterina in via degli Arazzieri,
dove trovarono sistemazione la seconda e la terza classe, la
biblioteca e la presidenza dell'Accademia. La diversa
localizzazione delle sedi e particolarmente la varietà delle
iniziative didattiche resero indispensabile nominare alla guida
delle tre classi direttori diversi, che rimasero tuttavia sotto
il controllo diretto del presidente dell'Accademia di Belle Arti.
La terza classe si distinse ben presto per il proprio impegno: «
mentre poi dagli insegnamenti cattedratici affidati a valenti
professori traevano profitto i giovani studiosi, l'Accademia di
Arti e Manifatture, che formava la terza classe di quella delle
Arti Belle, colle sue mensili adunanze offriva mezzo agli
artigiani, ai manifattori, agli industriali di porsi in rapporto
cogli scienziati, dal che ne derivava uno scambiarsi di concetti
teorici e di pratici processi, che recavano reciproco vantaggio a
coloro che le frequentavano» . Le finalità dell'Accademia di
Arti e Manifatture e le spinte innovatrici che accompagnarono i
primi anni del governo di Leopoldo II dettero motivazione al
motuproprio del luglio 1839; in esso il Granduca ordinava
pubbliche esposizioni dei prodotti delle arti e delle manifatture
toscane e chiamava la Direzione della terza classe dell'Accademia
ad organizzarle, a partire da quella del settembre 1839 fino alle
successive che saranno tenute ogni tre anni nella festività di
S. Giovanni .
Negli anni seguenti, i problemi dell'istruzione non sono
dimenticati e la classe di Arti e Manifatture va assumendo un
ruolo sempre più importante per i compiti di notevole prestigio
che svolge, ma soprattutto per la qualità dell
insegnamento che impartisce, sempre più collegato con la
richiesta professionale delle attività produttive. Di
conseguenza si spiega l'emanazione dei decreti granducali del 14
gennaio 1850: nel primo è stabilito che le Scuole Tecniche delle
Arti e Manifatture siano formalmente separate dall'Accademia di
Belle Arti, nel secondo si nomina direttore delle scuole il prof.
Filippo Corridi, titolare della cattedra di calcolo differenziale
e integrale nell'Università di Pisa, già segretario generale
del primo Congresso degli Scienziati italiani nel 1839. Il
Corridi, personalità molto nota nel campo delle scienze
fisico-matematiche e che si rivelerà determinante nelle vicende
del nostro istituto, viene incaricato del riordino delle Scuole
Tecniche ed esonerato, per le sue nuove funzioni, dall'incarico
dell'istruzíone degli Arciduchi.
La personalità del Corridi si afferma in questi anni: nel 1850
è Direttore dell'Esposizione dei prodotti naturali ed
industriali della Toscana; l'anno successivo organizza e segue la
partecipazione del Granducato all'Esposizione Universale di
Londra, nella quale è presente anche l'Istituto che ottiene una
notevole affermazione. L'attività di organizzatore di
esposizioni, anche a livello internazíonale, mette il Corridi in
più stretto contatto con la cultura tecnico-scientifica,
affermatasi nei paesi con realtà culturali e produttive più
avanzate, e contribuisce ad accrescere quella sua specifica
preparazione cui si deve l'efficacia del contributo allo sviluppo
della nostra istituzione.
Nel 1852 la nuova Scuola Tecnica di Arti e Manifatture ha un
camhiamento di sede: il convento di S. Caterina viene destinato
dal Governo a caserma per la Gendarmeria toscana e
conseguentemente la scuola viene trasferita in via S. Gallo
nell'antico convento delle Cavalieresse di Malta.
A seguito delle proposte del Corridi, nel decreto del 22 ottobre
1853 è prevista l'istituzione delle nuove cattedre
d'insegnamento: geometria descrittiva - disegno tecnologico,
fisica tecnologica tecnologia speciale delle Arti fisiche,
meccanica sperimentale - tecnologia speciale delle Arti
meccaniche, storia naturale applicata alle Arti, chimica
applicata alle Arti e metallurgia. Nello stesso decreto compare
per la prima volta modificata ufficialmente la denominazione di
Scuola Tecnica di Arti e Manifatture in quella di Istituto
Tecnico Toscano .
Nel '54 è già approvato il primo regolamento per la direzione
dell'Istituto che affida alla medesima, oltre le normali
competenze e la presidenza dell'Accademia delle Arti e
Manifatture, la responsabilità del materiale, con particolare
riguardo a quello del Museo Tecnologico e dei Gabinetti
scientifici in formazione. D'altro canto il regolamento organico
dell'Istituto non è ancora precisato mentre il Direttore è
nuovamente impegnato a preparare e condurre l'Esposizione dei
prodotti naturali ed industriali della Toscana; la manifestazione
che si tiene nella sede dell'Istituto fornisce l'occasione per un
contributo, il più efficace, rivolto alla selezione del
materiale per la partecipazione del Granducato alla Esposizione
Universale di Parigi del 1855. Anche a questa esposizione
partecipa direttamente e con dignità l'Istituto Tecnico
ricevendo, tra gli altri riconoscimenti, una medaglia d'onore per
la collezione dei prodotti organici e naturali ed una di prima
classe per la collezione tecnologica toscana. Il Corridi, ancora
una volta in qualità di Commissario generale della Toscana,
acquista materiale scientifico ed industriale dai vari Paesi
espositori per destinarlo all'officina meccanica dell'Istituto e
ai Gabinetti di Fisica, di Meccanica e di Chimica.
Tra le interessanti esperienze fatte dal Corridi durante il suo
soggiorno in Francia c'è quella che gli permette di conoscere
l'organizzazione e la didattica della scuola lionese « La
Martiniére ». L'esperienza della scuola di Lione, accettata con
entusiasmo da Cosimo Ridolfi e approvata da tutto l'ambiente
culturale fiorentino, sarà utilizzata largamente per la
strutturazione dell'Istituto Tecnico.
A conferma del rilievo che, per l'impegno determinante del suo
direttore, va assumendo l'Istittuto nell'ambito delle iniziative
culturali toscane, si pone il decreto granducale dell'11 novembre
1856 che trasferisce all'Istituto le cattedre di chimica generale
ed elementi di storia naturale e di botanica e materia medica dal
Liceo fiorentino, assieme a quella di matematiche applicate
dall'Accademia di Belle Arti.
Nel Regolamento Organico, pubblicato nel 1857, prima
dell'inaugurazione dei corsi, sono precisate le finalità
dell'Istituto e si fissano, come di seguito, le articolazioni che
esso comprende:
- « Scuole tecniche » suddivise in due settori, quello
biennale di « Studi di Tecnologia fisicameccanica » e quello
triennale di « Studi di Tecnologia fisico-chimica »;
- « Accademia di Arti e Manifatture », che« ha per
iscopo di riunire in una sola corporazione gli Industriali e
Manifattori più ragguardevoli del Paese, e di associarli agli
Scienziati ed ai cittadini benemeriti dell'industria nazionale
»;
- « Museo Tecnologico », in cui « sono raccolte le
varie collezioni di oggetti che possono tornare vantaggiose
all'istruzione tecnica degli alunni dell'Istituto, dei
manifattori, dei commercianti e di chiunque ami conoscere le
utili applicazioni delle scienze »;
- « Officina di meccanica », che « serve a fornire i
Gabinetti di Fisica e Meccanica, nonché il Laboratorio di
Chimica, dei modelli e degli apparecchi necessari alle lezioni
»;
- « Biblioteca », già formata nell'Istituto e «
fornita di opere scientifiche e di Tecnologia, nonché di
pubblicazione periodiche », accessibile ai docenti ed
eccezionalmente agli studenti.
L'inaugurazione dei corsi, avvenuta solennemente il 26 febbraio
1857 alla presenza del Granduca, e le donazioni già ricevute
dall'Istituto fino ad allora testimoniano l'importanza attribuita
all'Istituto Tecnico.
Non è trascorso l'intero anno che le Scuole tecniche si
accrescono di una nuova sezione per periti agrimensori. Questa
sezione ebbe sempre un notevole successo: abilitava non solo alla
libera professione di periti misuratori e estimatori, professione
che ha sempre sicura una certa clientela anche nei paesi
economicamente arretrati, ma anche a quei numerosi impieghi
civili e militari in cui è richiesta la precisa competenza del
lavoro specializzato del geometra, utilizzabile con profitto,
specialmente nei centri minori, in sostituzione di quella
specifica degli architetti ed ingegneri.
Siamo così rapidamente giunti al termine del decennio che,
nonostante i problemi politici ed amministrativi degli ultimi
anni del Granducato, coincide con il periodo più fecondo di
iniziative per l'Istituto, legate all'attività del suo primo
direttore.
Nel '59 si diplomano i primi dieci studenti, quattro della
sezione agrimensura e sei della sezione meccanica. Il 23
dicembre, con decreto del marchese Ridolfi, ministro
dell'istruzione del nuovo governo della Toscana, il prof. Filippo
Corridi è esonerato dall'incarico di direttore dell'Istituto.
IL SISTEMA SCOLASTICO DELLO STATO UNITARIO
Il Governo piemontese promulga, il 13
novembre 1859, la legge n. 3725 nota come legge Casati che,
estesa successivamente all'intero territorio nazionale,
costituisce l'atto di nascita del sistema scolastico italiano.
Con la legge Casati lo Stato assume direttamente la gestione
delle istituzioni scolastiche attraverso la creazione di un
Ministero nel quale si accentrano tutti i poteri e dal quale sono
emanate norme uniformi per tutto il territorio.
L'istituzione scolastica doveva assolvere alcuni compiti
fondamentali:
« La legge Casati, nata senza
discussione parlamentare, aveva come caratteristiche fondamentali
l'accentramento, la volontà di selezionare una classe dirigente
piccola, ma ben preparata, di fondare la selezione su una cultura
umanistica imposta quale valore unificante per l'élite e come
filtro sociale per gli altri. Era una legge che in qualche modo
rifletteva le vicende delle regioni più avanzate, Piemonte e
Lombardia ».
Il complesso dei 380 articoli di legge, oltre che regolare
l'intero corpo dell'istruzione e la sua amministrazione centrale
e periferica, stabilisce l'ordinamento generale della scuola
secondaria, ímperniato sulla distinzione tra istruzione classica
e tecnica, che permarrà fino al 1923. In verità ci sarà
spazio, dove per lo più la legge non chiarisce a pieno le
proprie finalità, per adeguamenti e modifiche, non di rado
contraddittorie, che non muteranno tuttavia la posizione
subalterna dell'istruzione tecnica.
« Se alla scuola tecnica gli autori della legge Casati non
seppero dare, pur sentendone la necessità, un'unica funzione ben
definita, ed aprirono così la via alle deformazioni successive,
lo stesso biasimo non si può ad essi muovere per l'istituto
tecnico, il quale fu di proposito costruito come scuola
d'istruzione professionale, avente fine in se stessa e divisa in
varie sezioni con speciali insegnamenti " secondo le
condizioni delle provincie, a vantaggio delle quali fosse eretto
un simile stabilimento - art. 283 ».
Infatti il successivo regolamento per l'istruzione tecnica del 19
settembre 1860, in conformità alle finalità della legge,
organizza gli studi degli istituti in quattro sezioni
professionali: commerciale-amministrativa, chimica, agronomica,
fisico-matematica. Per dare risalto alla caratteristica
dell'istituto, gli insegnamenti di « cultura generale »
(italiano, storia e geografia), comuni a tutte le sue sezioni,
sono ristretti in poche ore settimanali a vantaggio delle materie
di specialízzazione professionale.
Alla volontà di accentuare l'aspetto professionale degli
istituti tecnici si riconduce il passaggio, disposto nel 1861, di
questi alle dipendenze del ministero dell'agricoltura, che,
recentemente istituito, ha il compito preminente di provvedere
allo sviluppo del commercio, dell'industria e dell'agricoltura.
In quest'ottica ed in ottemperanza all'art. 283 della legge
Casati, il ministero dell'agricoltura inizia la trasformazione
degli istituti tecnici per adeguarli ai presunti bisogni delle
diverse regioni e, con la riforma del 14 agosto 1864, prevede la
possibilità di articolare l'istituto fino a comprendervi
ventinove specialízzazioni. Con il decreto del 15 giugno 1865 si
creano le Giunte di vigilanza per focalizzare i problemi degli
istituti e metterli in stretta relazione con le istituzioni
locali, provincie, comuni e camere di commercio, organismi tutti
in grado di avvertire direttamente i bisogni dell'industria, del
commercio e delle professioni locali. Il regolamento del 1
ottobre 1865 fissa la ripartizione dell'istituto in nove sezioni:
commercio e amministrazione; ragioneria; agronomia e agrimensura;
industrie chimiche; industrie meccaniche; industrie
fisico-chimiche e industrie meccaniche di perfezione; meccanica e
costruzione; marina mercantile; mineralogia e metallurgia.
Non tutte le sezioni ebbero lo stesso favore e già nella tabella
seguente relativa all'anno 1868/69 emerge la cospicua affluenza
degli alunni alle sezioni meccanica e costruzione
(fisico-matematica), agronomia ed agrimensura, commercio,
amministrazione e ragioneria.
| SEZIONI | N. ISTITUTI aventi la sez. |
N. ALUNNI |
| Agronomia e Agrimensura | 50 |
1461 |
| Commercio, amministrazione e ragioneria | 43 |
1213 |
| Meccanica e costruzione (fisico-matematica) | 35 |
1722 |
| Metallurgia ind. chimiche e arti miner. | 3 |
68 |
| Incisione industriale | 1 |
24 |
| Capitani di lungo corso | 8 |
257 |
| Capitani di gran cabotaggio | 16 |
384 |
| Costruttori navali I classe | 7 |
74 |
| Costruttori navali II classe | 5 |
29 |
| Macchinisti | 2 |
10 |
Sono proprio i tre indirizzi che si sono
dimostrati più vitali i soli che sopravvivono con gli
ordinamenti successivi.
L'ordinamento dell'ottobre 1871, approvato con regio decreto 30
marzo 1872, ed il successivo ritorno degli istituti tecnici alle
dipendenze del ministero della pubblica istruzione nel '77,
indicano chiaramente come tali istituti siano allontanati sempre
più dalle finalità previste nella riforma del 1865:
- il sistema delle numerose
specializzazioni è definitivamente abbandonato, le sezioni
vengono ridotte a cinque e poi normalmente a tre sole
(fisico-matematica, ragioneria e commercio, agrimensura);
- i programmi delle materie dí cultura generale letteraria e
scientifica sono notevolmente ampliati;
- la sezione industriale, che perde anch'essa le sue
articolazioni più specifiche, è prevista come accessoria solo
negli istituti maggiori;
- la sezione meccanica-costruzioni è spezzata in due e cioè in
quella fisico-matematica ed in quella industriale;
- la sezione fisico-matematica, configurata come un vero e
proprio liceo e non abilitante ad alcuna professione, è ritenuta
essenziale in ogni istituto ed è « destinata a diventare la
sezione cardinale, quella donde dovevano trarre alimento e vigore
tutte le sezioni » . La sezione fisico-matematica - la cui
licenza per l'art. 122 del regolamento del 1860 già ammetteva
alle facoltà di scienze matematiche, fisiche e naturali -
diventa definitivamente « scuola di cultura generale, alla quale
lo studio delle lingue moderne, quello più esteso di lettere
italiane ed un poderoso insegnamento scientifico danno la forza
che l'istruzione classica attinge più specialmente dallo studio
della letteratura greca e latina » (Circolare 7 novembre 1876).
Col nuovo regolamento generale
dell'istruzione tecnica del 1885, il ministro Coppino fa, con
risultati modesti, un nuovo tentativo per rafforzare l'indirizzo
professionale ed industriale; consente da un lato che la sezione
industriale possa adeguarsi elasticamente alle esigenze delle
industrie locali; dall'altro che l'istituto possa integrarsi con
l'aggiunta di altre scuole (di istruzione professionale,
industriale, di scienze applicate, diurne, serali e domenicali)
che gli servano di avviatnento o di compimento.
Gli anni successivi non vedono interventi legislativi di rilievo
per il settore dell'istruzione tecnica ad eccezione del R. D. 2
ottobre 1891, n. 622, con cui vengono ridefiniti, ma senza
sostanziali innovazioni, orari e programmi. Né il grande
dibattito sulla scuola - apertosi alla fine del secolo e
continuato nel primo decennio del '900, con una più matura
coscienza della connessine strettissima del problema di una
riforma radicale della scuola e di quello dello sviluppo moderno
del paese - si tradusse in leggi che ponessero le premesse per la
fondazione della cultura tecnico-scientifica.
La riforma gentiliana, che non raccolse l'ispirazione
fondamentalmente democratica e moderna di quel dibattito
sanzionò la collocazione subalterna dell'istruzione tecnica, e
le tolse la capacità di essere strumento di sviluppo del paese,
che in altri tempi - e certo nel caso dell'Istituto Tecnico
Toscano - essa aveva saputo esprimere.
L'ISTITUTO TECNICO DI FIRENZE
(1859-1910)
Con la fine del Granducato anche
l'Istituto Tecnico di Firenze segue in generale le vicende del
sistema scolastico italiano ma conserva una notevole autonomia di
sviluppo, che meriterebbe di essere studiata ulteriormente a
chiarimento di aspetti non marginali della cultura e della
società fiorentina del secondo Ottocento.
Sebbene già nel 1859, con gli interventi del Ridolfi, l'Istituto
tendesse a divenire scuola per tecnici intermedi, nettamente
distinti da una classe dirigente la cui formazione doveva essere
eminentemente speculativa, tra il 1850 ed il 1859 il Corridi
aveva già creato una tradizione di insegnamento altamente
qualificato (basti pensare ad alcuni docenti da lui chiamati
nell'Istituto tra cui Gilberto Govi e Adolfo Targioni Tozzetti )
e aveva posto le premesse materiali per un'istruzione capace di
produrre competenze tecniche specifiche, non meramente esecutive.
L'Istituto, ancora per più di un ventennio, conservò in parte
almeno questi caratteri, essenzialmente per l'interesse attivo
della Provincia: sono prova di questo interesse, ma insieme del
fatto che il ruolo dell'Istituto era ancora in qualche misura
quello voluto dal Corridi, gli studi promossi e i dibattiti
consiliari intorno al tema dell'istruzione tecnica da impartire
nell'Istituto in collegamento con le esigenze locali e il
notevole impegno finanziario sostenuto dalla Provincia, sia per
avere insegnanti qualificati sia per accrescete le dotazioni dei
gabinetti scientifici, sia infine per garantire sussidi ai
giovani che volessero perfezionarsi all'estero, prima, fino al
'67, per un anno, poi per tre anni.
Nel 1859, dopo i primi governi transitori, segue il Governo della
Toscana, in nome di Vittorio Emanuele II, presieduto da Bettino
Ricasoli, impegnato nel preparare la definitiva annessione al
Regno di Sardegna. Nonostante l'incombere di così importante
scadenza, il governo del Ricasoli, ed in particolare il suo
ministro Cosimo Ridolfi, trova modo di dimostrarsi
particolarmente attivo nel campo dell'istruzione.
L'Istituto Tecnico di Firenze, non più imperiale e regio, è
fatto oggetto direttamente o indirettamente di numerosi decreti,
diversamente importanti:
- 1 novembre 1859: aggregazione
all'Istituto, nel quadro di quanto previsto per il riordino
dell'Accademia di Belle Arti, delle scuole di disegno ai diversi
gradi e nomina dei maestri per le medesime scuole.
- 15 novembre 1859: istituzione di una cattedra di Economia
rurale e aggregazione della medesima all'I.T.
- 22 dicembre 1859: fondazione di un Istituto di studi superiori
pratici e di perfezionamento
- 23 dicembre 1859: (già citato) esonero dall'incarico di
direttore del prof. Corridi da parte del Ricasoli, ministro della
P. 1.
- 26 gennaio 1860: sostituzione della cattedra di Economia rurale
con una di Agraria e trasferimento della stessa dall'Istituto al
Liceo fiorentino.
- 9 marzo 1860: soppressione della cattedra di Metallurgia
nell'I.T. e trasferimento della medesima all'Istituto di studi
superiori.
- 10 marzo 1860: legge sull'istruzione elementare e secondaria e
regolamenti annessi per le scuole tecniche.
- 10 marzo 1860: approntamento delle Esposizioni di agraria ed
industriale; quest'ultima curata dall'Accademia di Arti e
Manifatture, annessa all'I.T.
Avvenuta l'annessione della Toscana al
Regno di Sardegna, con il plebiscito del 15 marzo 1860, il nuovo
governo arricchì l'Istituto Tecnico di Firenze delle cattedre di
agraria e di geografia fisico-commerciale e con l'ordinanza del
15 novembre 1860 divise gli insegnamenti in tre sezioni:
agrimensura, fisico-chimica, fisico-meccanica, che furono
successivamente confermate.
A conclusione di un serrato dibattito che pone l'accento sugli
aspetti contraddittori dell'istruzione tecnica, considerata dalla
legge Casati un insieme di « cultura generale e speciale » per
i giovani che intendono dedicarsi alle industrie, all'agricoltura
e agli impieghi amministrativi, con decreto 29 novembre 1861 il
Ministero dell'agricoltura industria e commercio assume alla
propria dipendenza, sottraendole al Ministero della P. I., le
seguenti scuole: 1) le scuole di operai; 2) le scuole speciali di
agricoltura, industria e commercio; 3) gli istituti tecnici; 4)
le scuole dei misuratori; 5) gli istituti di agraria delle
Università di Pisa e di Parma; 6) l'Istituto Tecnico Toscano.
Il trasferimento di competenze costringe il successore del
Corridi, Vincenzo Amici, a ripresentare al nuovo ministero
competente le proposte di riforma degli ordinamenti
dell'Istituto: nella relazione ufficiale presentata alla Camera
il 2 luglio del 1862 dal Pepoli, ministro dell'Agricoltura
succeduto a Q. Sella, si riporta quasi per intero la memoria
illustrativa dell'Amici nella quale si afferma, tra l'altro, che
l'Istítuto Tecnico Toscano è la struttura più adatta ad
ospitare la sezione mineraria e metallurgica sia per la ricchezza
dei giacimenti toscani sia per l'adeguatezza dell'organico dei
suoi docenti, delle attrezzature e del materiale in dotazione.
Il Ministero provvede sollecitamente alla nomina dei professori
di matematiche applicate e di economia industriale -, e con
decreto 2 dicembre 1862 istituisce la Scuola delle miniere;
tuttavia non accetta le altre proposte dell'Amici ed in
particolare quella relativa alla creazione di un corso
teoricopratico per ingegneri civili che era stato auspicato come
riferimento fondamentale alle riforme nell'Istituto.
Nel '63, il Consiglio dei professori dell'Istituto, creato con
decreto 12 marzo dello stesso anno, definisce le nuove proposte
di rinnovamento dei corsi. Le proposte ottengono la sanzione
ufficiale dal R.D. 15 ottobre 1863 e da quello del Ministero di
agricoltura industria e commercio del 15 novembre; l'Istituto
viene così articolato in quattro sezioni: Agronomia e
agrimensura; Meccanica e costruzioni; Commercio e
amministrazione; Industria mineraria e metallurgica.
La sezione di Agraria e agrimensura, di durata biennale,
rilasciava una patente per abilitare all'esercizio di perito
misuratore e dava diritto ai posti di capo guardia forestale, d'
assistente ai pubblici lavori di bonificamento, di aiutante nei
lavori di rilevamento geodetico. Quella di commercio e
amministrazione, anche essa biennale, abilitava alle professioni
di ragioniere, di agente di cambio, di mediatore pubblico- la
sezione meccanica e costruzioni preparava in tre anni i periti in
meccanica.
La quarta sezione, dell'Industira mineraria e metallurgica, aveva
un corso di studi assai più lungo delle altre, quattro anni, e
avrebbe dovuto rilasciare il diploma di conduttore delle miniere
e di capomastro delle officine metallurgiche. Quest'ultima
sezione, che rientra nei numerosi tentativi fatti in Italia tra
il '60 e il '70 per diffondere e moltiplicare le articolazioni
professionali degli istituti tecnici, non ebbe fortuna e si
estinse quasi subito, tanto che nessuno degli alunni prese la
licenza.
Con l'insediamento a Palazzo Buontalenti del Ministero delle
Finanze, le Scuole elementari di disegno, che vi avevano la loro
sede e che erano aggregate all'Istituto fin dal 1859, sono
soppresse ed il loro materiale è trasferito nei locali di via S.
Gallo, anch'essi richiesti per ospitarvi parte dello stesso
Ministero.
Negli stessi anni, l'Istituto ottiene, per convenzione stipulata
tra il Ministero delle Finanze ed il Municipio (17 febbraio
1865), la concessione del podere sperimentale delle Cascine
dell'Isola e notevole parte di apparecchi e macchine,
appartenenti al soppresso Istituto Agrario, per gli insegnamenti
pratici del corso di agricoltura. Nel 1871, la tenuta delle
Cascine passerà alla Stazione Agraria, nel frattempo istituita a
Firenze.
Altra vicenda particolare è quella dell'officina meccanica
dell Istituto, soppressa nel 1868; del resto essa, che pur
era stata dotata dal Corridi dei più perfetti e più nuovi
strumenti per i lavori in metallo e che, finché egli ebbe la
direzione, fu un elemento essenziale dell'Istituto, era ormai da
tempo inoperosa. L'inoperosità dell'officina lasciò la
possibilità di destinare i suoi locali e le sue attrezzature,
non senza resistenze e difficoltà, all'ex officina personale di
Giovan Battista Amici, salvata e potenziata in seguito dal prof.
Donati; durante l'ospitalità nell'Istituto, dal '68 al '70,
l'officina Amici assunse definitivamente il nome prestigioso di
« Officine Galileo », prima industria ottico-meccanica
italiana.
Il 31 maggio 1868 è esteso alla Toscana il titolo IV della legge
Casati e le spese dell'Istituto, fino ad allora a carico del
Ministero dell'agricoltura industria e commercio, vengono
ripartite tra il Governo, la Provincia e il Comune.
Già prima, negli anni '66 e '67, il Consiglio provinciale aveva
stanziato, senza che la legge gliene imponesse l'obbligo, sussidi
cospicui a vantaggio dell'Istituto. Dopo la pubblicazione del
succitato articolo, si assume non solo la quota di spesa che gli
è imposta, ma anche l'intero carico delle spese necessarie al
funzionamento dell'Istituto.
Il lungo ed approfondito dibattito sulla riforma degli studi
tecnici in Toscana nasce nel Consiglio provinciale dall'esigenza
di ottenere per l'Istituto tecnico sostanziali modifiche che lo
rendano corrispondente ai bisogni locali nel quadro di uno
sviluppo programmato dell'economia toscana; e trova la sua
espressione emblematica nelle parole del relatore Tassinari,
riccheggiate più volte nel corso delle discussioni, «
concedeteci la istruzione tecnica provinciale e vi diamo sicurtà
di cangiare in brevi anni l'indirizzo professionale della
Provincia ».
Le modifiche all'ordinamento e la definizione di più adeguati
programmi di studio dovranno ancora attendere finché la
Provincia non avrà concluso le trattative per avere l'Istituto
alla sua intera dipendenza, a partire dal I gennaio 1870.
La Deputazione provinciale è ora in grado di procedere
liberamente alle auspicate innovazioni e propone infatti al
Consiglio, con propria deliberazione del 15 settembre 1871, un
progetto di riordinamento dell'Istituto assieme a quello di
istituzione di una Scuola Tecnica Superiore.
Nell'adunanza del 21 settembre 1871, il Consiglio provinciale
delibera il rinvio dell'approvazione della proposta e nomina una
Commissione speciale con il compito di concordare con la
Deputazione le modificazioni ed i programmi. La commissione,
formata dal senatore Menabrea, dai professori G. Antonelli, E. De
Fabris, E. Betti e dall'avvocato N. Nobili, presenta il 15
novembre 1871 una prima relazione interlocutoria, seguita da una
seconda relazione presentata al Consiglio il 15 febbraio 1872,
che tiene conto del nuovo ordinamento dato agli istituti tecnici
dal Ministero dell'agricoltura nel novembre 1871 e delle
osservazioni formulate dal medesimo Ministero, in data 29
dicembre dello stesso anno, circa la Scuola Tecnica Superiore
".
Il Consiglio provinciale, nella seduta del 17 febbraío 1872,
delibera all'unanimità la suddivisione dell'insegnamento
nell'Istituto nelle sezioni seguenti: agrimensura-agronomia,
commercio-amministrazione, ambedue con corsi triennali, e scuola
preparatoria all'Istituto Superiore di durata biennale. Tutte le
sezioni sono precedute da un anno di corso comune. La stessa
delibera prevede il completamento dell'istruzione tecnica
nell'Istituto Tecnico Superiore, anche esso diviso in tre
sezioni: degli ingegneri industriali, degli architetti civili e
dei chimici industriali.
Con l'incarico affidatogli dalla medesima delibera, la
Deputazione provinciale portò in esecuzione, negli anni
successivi, le modifiche dell'insegnamento dettate
dall'esperienza; trovò invece difficoltà insuperabili per il
reperimento dei locali adatti all'Istituto Superiore. Tuttavia,
con delibera consiliare del 25 agosto 1875, la Deputazione
provinciale ha la facoltà di istituire, nella stessa sede
dell'Istituto Tecnico, un insegnamento per ingegneri-architetti,
cui si può accedere dalla scuola preparatoria ormai consolidata
come sezione fisico-matematica.
La provincializzazione dell'Istituto ha come effetto non
secondario l'incremento notevole delle dotazioni scientifiche e
didattiche dei Gabinetti scientifici, in particolare di quello
specifico del Gabinetto e Laboratorio di chimica, già d'altronde
arricchito dalle attrezzature della Scuola di Agraria delle
Cascine soppressa nel '62; inoltre si procede alle operazioni di
riordino e di classificazione del materiale esistente
nell'Istituto e si avvia l'approntamento dei cataloghi del Museo
di Storia Naturale e Tecnologico, con un lavoro che durerà 15
anni.
I nuovi ordinamenti ed i programmi ministeriali per gli Istituti
tecnici del '76 e del '77 confermano l'impossibilità, per tutti
gli studenti della sezione fisico-matematica, di accedere
direttamente alle Scuole di applicazione; pertanto cadono le
speranze della Provincia e di coloro che credevano possibile la
valorizzazione dell'insegnamento nell'Istituto ad un livello
superiore a quello degli altri istituti del Regno.
La delusione conseguente e la sopraggiunta crisi finanziaria
delle Amministrazioni locali sono alla base della proposta fatta
il 5 settembre del '78 al Consiglio provinciale dal Conti,
relatore della Commissione Affari d'istruzione e Beneficenza, di
« rimettere l'Istituto Tecnico, fin dall'apertura dell'anno
1878/79, in condizioni identiche a quello degli altri Istituti
tecnici delle città primarie d'Italia, e ciò nell'intento di
diminuire la spesa totale e di ottenere il concorso dello Stato
per metà della spesa degli insegnanti »; nella stessa proposta
si richiede la nomina di una Commissione speciale incaricata di
procedere alle riforme necessarie per consentire l'adeguamento
indicato. Nelle sedute del 27 marzo e del 1 aprile 1879, si
discute la relazione della Commissione speciale, le cui proposte
d'intervento sono per lo più presentate con voto di approvazione
di stretta maggioranza indice della spaccatura tra coloro che
sostenevano il prevalere delle esigenze di bilancio e gli altri
preoccupati di mantenere la benefica autonomia dell'Istituto dal
Governo. Il dibattito in Consiglio non fa altro che sottolineare
la spaccatura avvenuta in Commissione e si giunge alla delibera,
con soli 19 voti favorevoli e 18 contrari, per la richiesta di un
sussidio al Governo di un quarto della spesa occorrente agli
stipendi e per il rinvio di ogni decisione circa la convenienza
di trasformare l'Istituto tecnico da provinciale a governativo.
Dopo il rifiuto del sussidio e le imposizioni del Governo
tendenti sempre più a ridurre di fatto l'autonomia
dell'Istituto, il Consiglio provinciale, nella seduta del 25
settembre 1880, delibera il passaggio della scuola alle
dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione, cosa che
diverrà possibile solo a partire dal 1 ottobre 1888. Da
questa data, l'Istituto si uniforma a tutti gli altri ed è
suddiviso nelle tre sezioni: fisico-matematica; agrimensura;
ragioneria-commercio.
A partire dal 1883, per rendere liberi i locali di via S. Gallo
richiesti dall'ospedale di S. M. Nova, iniziano le fasi
preparatorie per la progettazione di una nuova sede dell'Istituto
idonea ad ospitare anche la nuova scuola di architettura. Con la
delibera comunale del 25 luglio 1884 è approvata la costruzione
del nuovo edificio e l'acquisto dei terreni di sua pertinenza in
via del Mandorlo, con successiva delibera del 2 ottobre 1885 è
approvato il progetto definitivo da realizzarsi in otto lotti;
successivamente con delibera del 4 marzo 1890 sono approvate le
perizie di ultimazione dei lavori; con quella del 4 maggio 1891
sono approvati gli stanziamenti per il nuovo arredo ed il
trasferimento dalla vecchia sede, integrati poi dalla delibera
del 20 luglio 1891.
Il 29 ottobre 1891 l'Istituto Tecnico si trasferisce
definitivamente da via S. Gallo a via del Mandorlo. Nella nuova
sede ci sono notevoli cambiamenti nell'organizzazione interna:
tra questi l'istituzione del gabinetto di costruzioni separato da
quello di meccanica e la fusione di quest'ultimo col gabinetto di
fisica.
Il nuovo edificio viene costruito in una zona particolarmente
felice per la presenza di numerose altre strutture cittadine
qualificate e tra le poche rimaste ancora libere all'interno dei
nuovi viali di circonvallazione. L'edificio, improntato alla
solennità propria degli edifici costruiti in questo periodo a
Firenze, viene realizzato su progetti dell'Ufficio d'Arte del
Comune ed è particolarmente interessante per l'impianto
distributivo in aderenza alle necessità dell'insegnamento. La
costruzione è su due piani, ciascuno caratterizzato da due
nuclei corrispondenti ai principali insegnamenti: al piano terra
il nucleo di fìsica e quello di chimica, al piano primo il
nucleo di storia e scienze naturali e quello di disegno e materie
professionali. I gabinetti scientifici, i laboratori ed i musei
delle materie fondamentali sono organizzati intorno a tre lati di
un proprio cortile; sul quarto lato un ampio corridoio disimpegna
le poche aule d'insegnamento teorico ed alcuni ambienti destinati
a soddisfare le esigenze delle altre discipline d'insegnamento. I
corridoi di collegamento s'innestano nella parte centrale
dell'edificio che ospita, al piano terra l'atrio, il portierato
ed i servizi di segreteria, ed al piano primo la presidenza, la
cancelleria e l'aula magna.
Nel 1900, continuando la sua tradizione, l'Istituto partecipa
all'Esposizione Universale di Parigi, sostenuto nelle spese
dall'Amministrazione provinciale; negli anni successivi si
organizza, per desiderio del titolare della cattedra di
Costruzioni, il laboratorio per esperimento dei materiali, che
viene riconosciuto con D. M. del 30 settembre 1907 ed
autorizzato, nel medesimo tempo, ad eseguire le prove ufficiali
occorrenti agli Uffìci tecnici governativi e della Regione. Con
il collocamento a riposo del Preside prof. Pietro Marchi,
direttore del Museo di Storia naturale e Tecnologico, nel 1908
vengono unificati, sotto l'unica direzione del prof. Trabucco, il
Museo ed il gabinetto di Storia naturale.
Intorno al 1910, la sede dell'Istituto non è più adeguata alle
sue funzioni: il museo, definitivamente sistemato, impegna buona
parte del primo piano; il numero degli studenti supera le
cinquecento unità; il laboratorio di Costruzioni e l'apertura
prevista della quarta sezione, fisico-artistica, richiedono
ambienti adeguati. Il Consiglio comunale prende l'iniziativa di
realizzare i necessari ampliamenti che si concretano in un nuovo
corpo di fabbrica ortogonale all'originaria costruzione.
Solo per pochi anni, dal 1910 al 1915, l'istituto ebbe la sezione
fisico-artistica, che doveva essere preparatoria ad una Scuola
superiore di architettura, la quale non fu poi istituta; la
sezione, funzionante a spese del Comune, da sempre interessato a
questa iniziativa, svolse parte dei corsi assieme alla sezione
fisico-matematica con maggiore impegno di ore d'insegnamento
dedicate al Disegno di Figura, di Architettura ed Ornato; essa
ebbe anche programmi propri esclusivamente artistici come quelli
di Plastica e di Storia dell'arte.
Con la riforma Gentile anche il nostro Istituto perse la sezione
fisico-matematica, mentre gli venne aggiunto il corso tecnico
inferiore.